La lady di silicio di Hewlett-Packard, Patricia Russo di Lucent, Anne Mulcahy di Xerox. Tre storie con un punto in comune: il mentore

Quasi coetanee, l'una di 47 anni, l'altra di 45. Entrambe al top del potere, la prima nel mondo degli affari, la seconda in quello della politica. Tutte e due ultradeterminate, grandi lavoratrici, amanti dei rischi e delle sfide. Ma a fine aprile la loro vita professionale e pubblica ha preso due direzioni diverse. In un tribunale del Delaware, a Wilmington, la Ceo di Hewlett-Packard Carly Fiorina ha testimoniato per quattro ore e mezza nel processo in cui era accusata di aver manipolato il voto dei grandi azionisti Hp per vincere la guerra sull'acquisizione di Compaq: gentile ma fermissima nell'esporre le sue ragioni, una vera combattente. Lo stesso giorno, nel suo ufficio alla Casa Bianca, Karen Hughes, superconsulente del presidente Bush, ha annunciato le sue dimissioni per occuparsi di più della famiglia e del figlio adolescente, che vuole tornare a scuola a Austin, Texas, la loro casa. Una delle donne più potenti della Casa Bianca ha stupito tutti con una scelta personale che nessun uomo si sognerebbe di fare. La Hughes ha smentito che il suo ritorno a casa confermi l'impossibilità per le donne di conciliare vita familiare e carriera ai massimi livelli. Ma la sua storia illustra quanto sia ancora difficile, per una donna al top, restarci senza rinunciare alla propria vita privata.

La Fiorina è una che ci sta riuscendo, anche se a caro prezzo. E non è sola. Guida un terzetto di Ceo dell'industria hi-tech, che comprende Patricia Russo (49 anni) della Lucent e Anne Mulcahy (50 anni) della Xerox, con molte caratteristiche in comune: pazienza e tenacia; intelligenza nello sfruttare le opportunità della new economy; capacità di farsi aiutare da autorevoli mentori.

I consigli e la guida da parte di un bravo «mentor» emergono come un ingrediente cruciale del successo delle donne in tutte le aziende, secondo le ricerche di Catalyst, organizzazione americana non profit che si occupa degli avanzamenti professionali delle donne. «In particolare nell'hi-tech le donne manager dicono che reti di conoscenza e mentori sono importanti - spiega Sheila Wellington, presidente di Catalyst -. Gli uomini sostengono che la loro carriera è meritocratica, mentre le donne scoprono che "chi conosci" fa ancora la differenza». Sia Fiorina sia Russo conoscevano bene Henry Schacht e Rich McGinn, la coppia di top manager prima alla At&t e poi alla Lucent (spin-off del colosso telefonico): entrambe ci hanno lavorato insieme e riconoscono che il loro incoraggiamento e appoggio è stato prezioso. Anne Mulcahy in 26 anni di Xerox si è creata una rete di estimatori e alleati che l'hanno aiutata a capire le politiche aziendali.

Queste tre donne non hanno una formazione tecnologica - Fiorina è laureata in storia medievale e filosofia, Russo in scienze politiche e storia, Mulcahy in inglese e giornalismo -, ma non a caso si sono fatte strada nel settore hi-tech. «E' un mondo non ingessato da modelli gerarchici», sostiene Susan Bird, fondatrice di Womenfuture, network internazionale di donne in carriera. Con l'irruzione di Internet e l'enfasi sulla creatività le società hi-tech sono diventate il posto perfetto per le donne che vogliono avere successo».

Dal mondo tecnologico il successo delle donne è destinato ad allargarsi ad altri settori, secondo uno studio appena pubblicato dal Conference Board. «Fra le qualità vitali dei leader del 2010 ci sono caratteristiche tradizionalmente femminili, come la capacità di comunicare e persuadere dentro e fuori della propria organizzazione - spiega John Beeson, titolare di Beeson Consulting e coautore della ricerca -. Inoltre le aziende che investono di più nelle persone ad alto potenziale elaborano un metodo di valutazione dei dipendenti più rigoroso ed oggettivo, che offre davvero pari opportunità di carriera a uomini e donne».

Ma una volta al potere, lo stile delle manager in che cosa si distingue? «Di solito - spiega Marian Ruderman del Center for Creative Leadership - emerge che le donne sono più attente allo sviluppo e all'uso della cooperazione». Sheila Willington non è d'accordo: «Il vero problema per le donne leader - dice - è sfatare gli stereotipi maschili circa le abilità femminili». M.T.C. >





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